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“Piano Casa” e silenzio della P.A.

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Il T.A.R. Campania è tornato sulla questione del “Piano Casa” in relazione all’inerzia della P.A. nel dar seguito alle richieste di ampliamento volumetrico.

Il c.d. “Piano Casa” era nato con l’art. 11 del D.L. n. 112/2008 come come Piano Nazionale di edilizia abitativa, con il precipuo fine di promuovere il recupero delle superfici esistenti attraverso un ampliamento volumetrico, evitando il consumo di nuovo suolo.

Nel corso degli anni si è mutuata la prassi per le Regioni di emanare diversi Piani Casa a validità pluriennale, rendendolo di fatto una Legge dedicata con rinnovo a scadenza. In base alle esigenze specifiche di ogni Regione, le stesse hanno adottato Piani Casa che, in maniera differente, concedono un aumento volumetrico dal 10% fino al 30% della superficie.

Dall’evoluzione normativa in materia di silenzio della P.A., si erano venute a creare decisioni incostanti nei vari T.A.R. i quali riconoscevano in alcuni casi valore positivo al silenzio-assenso da parte della P.A. e in altri veniva riconosciuto silenzio-inadempimento in caso di mancata pronuncia nei termini.

Di recente, il T.A.R. Campania ha confermato quello che è l’orientamento prevalente della giurisprudenza, statuendo che sull’inerzia della P.A. relativa alle istanze del “Piano Casa”, che consente ampliamenti volumetrici dell’immobile esistente, non si forma il silenzio-assenso, bensì il silenzio-inadempimento.

Tale pronuncia, seppur corroborata da autorevole dottrina e giurisprudenza, non mette la parola fine al dibattito, almeno finché il Consiglio di Stato non si esprima in un senso o nell’altro.

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